Gianpiero Gay – arskey

“Battere le mani sino ad averne i palmi arrossati: si fa così, quando – non potendo parlare – va manifestato il proprio apprezzamento per qualcosa. Battere le mani usando invece la penna è forse più difficile, ma dopo aver regalato ai propri occhi le fotografie di Roberto Lacava e i dipinti di Gabriella Nube diventa un atto doveroso.

logo arskeyIl tema “La Basilicata” già desta curiosità, prima ancora di conoscerne i contenuti, in forza del suo sentirne parlare sempre così poco, consapevoli del suo esserci e del suo essere luogo lontano.
Bene! Gli artisti hanno sciolto il nodo già nel definire la mostra “Storie da una terra [non] lontana” e smitizzando quindi sin da subito i pensieri verso un mondo “altro”.

Questo mondo, ove il tempo pare essere preso per mano (gioiosa) e portato a spasso con scatti attenti e tele che catturano emozioni.

Le immagini potrebbero essere tristi e riescono meravigliosamente a non esserlo.
È sufficiente iniziare il percorso visivo dalla fotografia “Presepe lucano”: da questo “tutto” si passa dolcemente a un “di cui” che l’obiettivo, come le luci sul palco d’un teatro, ci fa conoscere man mano con grazia e, a volte, persino con inaspettata simpatia.

I dipinti sono come spugne che hanno assorbito l’amore dell’artista per questa terra e di questa terra emanano una luce straordinaria: il soggetto muta, ma non muta la sua luce, siano i volti a parlare piuttosto che i luoghi.

Ogni volto (giovane o vecchio si trovi ad essere) così come ogni luogo (vissuto o dimenticato che sia) ha il colore vivo di un’aria che viene voglia di respirare.

Ed ogni opera parla la lingua (non lontana) di chi ama profondamente quello che si è trovato a rappresentare.
Ecco: sta qui la bellezza della mostra! Nel quanto amore abbia saputo raccontare.

L’allestimento è frutto intelligente di un connubio non facile da trovare, dove le fotografie dialogano a distanza ravvicinata coi dipinti, in alcuni dei quali i visibili rilievi in sabbia ne rafforzano la portata emotiva.
L’allocazione, Ecomuseo del Freidano in quel di Settimo Torinese, è il posto più naturale che potesse essere scelto, specchio d’una storia che c’è stata e dalla quale non si può comunque scappare, così come non ci si allontana mai del tutto da un luogo.

Gli artisti covano il proposito di rendere itinerante la mostra, portandola dal Piemonte alla Lucania: per dirla con parole loro, la terra da raggiungere è terra non lontana.

Una sfida per chi nutre il sogno, un dono per il viaggiatore curioso.

Ed allora? Buon viaggio!”

(Gianpiero Gai in «Arskey Magazine d’arte moderna e contemporanea», 14 settembre 2014)